Rete Museale Biellese

Archivio Lanifici Vercellone

200 anni di storia tessile. Un viaggio nella storia di un’impresa di famiglia che si apre al mondo tra il 1730 e il 1899. L’archivio, unico per completezza, è raccontato attraverso l’immersione in una cabina di proiezione che valorizza i campionari tessili, due audiovisivi, una app navigabile che consente di perdersi tra i documenti attraverso dieci percorsi diversi: l’acquisto della lana, il lavoro in fabbrica, la tintoria, i campionari, le raccolte di tendenza, i rapporti con la città di Elbeuf, i viaggiatori, le vendite, le sedi dell'azienda, il palazzo.

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Casa Zegna

Oltre 100 anni di tessuti, moda e stile. La visita consente di scoprire la storia del Gruppo Ermenegildo Zegna, che affonda le sue radici nel 1910, in un contesto straordinario che unisce la fabbrica all’ambiente montano circostante. La mostra permanente “From sheep to shop” racconta un'impresa familiare costruita da quattro generazioni impegnate a realizzare la visione e gli ideali del fondatore: qualità, innovazione continua, responsabilità sociale e ambientale. La mostra temporanea “Memories of the mountain. L’Oasi Zegna attraverso gli occhi di Iris e Mattias Alexandrov Klum” è una forma di storia retrospettiva che raffigura un'area, una famiglia e un'idea di un uomo che cambia mentre ci avventuriamo in un nuovo tempo.

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Casa natale di Pietro Micca

Un incontro con la storia. La casa dove nacque Pietro Micca nel 1677 si trova nella parte antica dell’abitato di Sagliano Micca. Composta di due sole camere collegate da una scala esterna, ha il fascino delle antiche abitazioni rurali. Recentemente restaurata, è diventata uno scrigno di memorie legate alla figura di Pietro Micca e all’assedio di Torino del 1706, nel quale il minatore di Sagliano morì eroicamente. Le numerose lapidi poste nel cortile prospiciente la casa ricordano visitatori importanti, dalla regina Margherita di Savoia a Giuseppe Garibaldi. La visita all’edificio è un autentico incontro con il passato.

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Castello Vialardi di Verrone

Il vero e il falso. L’ala nord del castello, di origine medievale, ospita un’interessante collezione di oggetti e utensili del mondo contadino, che fu artefice del paesaggio agricolo circostante. A sud, le sale decorate tra Sei e Settecento ospitano Falseum, il Museo del Falso e dell’inganno, un viaggio divertente, utile e istruttivo in un mondo intricato e a volte rischioso: quello della bugia umana. Un coinvolgente allestimento multimediale svela gli inganni più o meno intenzionali che hanno fatto storia, dal celebre documento della “Donazione di Costantino” fino all’oggi.

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Centro di Documentazione del Lago di Viverone

Le palafitte preistoriche del lago di Viverone. Nel 2011 l’UNESCO ha inserito 111 villaggi palafitticoli preistorici delle Alpi nella “Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Il villaggio Vi1-Emissario di Viverone appartiene a questo prestigioso elenco ed è considerato uno dei più importanti dell’intero arco alpino. Tale insediamento, composto da migliaia di pali e con una popolazione stimata in centinaia di individui, può a buon diritto essere considerato alla stregua di una grande città del II millennio avanti Cristo. Il Centro di Documentazione illustra la storia del sito archeologico datato 1450 a.C. e conserva alcuni significativi reperti provenienti dai fondali del lago.

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Centro di Documentazione sulla Lavorazione del Ferro

L’industria del ferro. Lungo il torrente Ingagna, tra Netro e Mongrando, alla fine del Cinquecento vennero impiantate le prime unità produttive per la lavorazione del ferro. A Netro, dove tale attività ha avuto il maggiore sviluppo industriale, sono custodite le serie di attrezzi prodotti dalle Officine Rubino, accanto ai campionari che rimandano alle pratiche locali delle regioni cui erano destinati, e a macchinari, disegni e manuali tecnici che testimoniano l’evoluzione dei sistemi di lavorazione. Il centro collabora con la Fucina Morino di Mongrando.

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Centro di Documentazione sull’Emigrazione

Dalla Valle dell’Elvo al mondo. Il Centro di Documentazione custodisce il materiale raccolto tra 2001 e 2006 dal gruppo di studio che ha prodotto una collana di 8 volumi dedicati alla storia dell’emigrazione dalla Valle Elvo e dalla Serra: le registrazioni delle interviste degli emigrati, la documentazione fotografica realizzata per la mostra allestita al termine della ricerca, i documenti, le lettere e gli scritti donati dai protagonisti o dai loro familiari. Presso il centro continua l’opera di raccolta di informazioni e testimonianze sul fenomeno migratorio.

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Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge

La civiltà rurale. L’ecomuseo ha sede presso la ex scuola elementare della frazione Castellengo, recuperata grazie a un accurato restauro. Il tema centrale, divulgato attraverso le collezioni, è quello della civiltà rurale dell’area cossatese: dalle pratiche agricole alla selvicoltura, al piccolo artigianato. Dal sito museale si dipartono itinerari tematici alla scoperta del sistema feudale, ben rappresentato dal sovrastante Castello, della religiosità, nella vicina chiesa dei SS. Pietro e Paolo, dell’economia rurale e del paesaggio delle Baragge.

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Ecomuseo della Civiltà Montanara

Una comunità recuperata. La borgata di Bagneri, a 900 m, testimonia il lavoro di generazioni di alpigiani dediti all’allevamento e alla cura dei boschi. L’Associazione Amici di Bagneri si impegna nel mantenere viva questa piccola comunità insieme agli abitanti; l’ecomuseo include la vecchia falegnameria, la sala della scuola e del castagno. Nel bosco l’essiccatoio delle castagne e la statua della Madonna del Piumin. Bagneri è raggiungibile dalla SP512 del Tracciolino (5km a est della località Bossola) oppure dalla SP511 tra Muzzano e il Santuario di Graglia (ultimi 10 min. a pedi per entrambi i percorsi).

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Ecomuseo della Terracotta

L’artigianato delle “bielline”. Una significativa collezione di “bielline” e la rinata fornace ex Cantono costituiscono il nucleo principale dell’Ecomuseo della Terracotta di Ronco Biellese, istituito nel 1995. Prodotti tipici dell’artigianato ronchese, fecero di Ronco uno dei centri più importanti del Piemonte per la produzione di stoviglie popolari. Ai reperti è affidato il compito di rappresentare l’arte manuale e creativa degli antichi artigiani e di fungere da rimando all’itinerario tematico che illustra i luoghi tipici del processo produttivo delle terrecotte.

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Ecomuseo della Tradizione Costruttiva

Un cantiere aperto. La Trappa di Sordevolo si trova in Valle Elvo a 1000 metri di quota, fu costruita nella seconda metà del Settecento dai lanieri Ambrosetti e fu abitata tra il 1796 e il 1802 da una comunità di monaci trappisti in fuga dalla Francia rivoluzionaria. L’Associazione della Trappa lega le ricerche sulle origini e la costruzione del monastero ad azioni di tutela attiva del paesaggio dell’Alto Elvo, definendo nuovi percorsi per il recupero dell’architettura rurale. È raggiungibile dalla SP512 del Tracciolino (8 km a ovest del Santuario di Oropa - ultimi 10 minuti a piedi), oppure da Sordevolo (60 minuti a piedi).

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Ecomuseo della Vitivinicoltura

Il ricetto, cantina comunitaria. L’Ecomuseo della Vitivinicoltura di Candelo è parte integrante del Ricetto, monumento del XIII-XIV sec. racchiuso da mura fortificate che conserva le sue caratteristiche originarie. È cantina comunitaria per eccellenza, un “unicum” europeo che racconta le radici del paese; il borgo era infatti utilizzato per custodire i beni più preziosi: i prodotti della terra e il vino. Il termine ricetto (receptum) significa ricovero, rifugio. Nelle due cellule museali troviamo esposti tutti gli “strumenti” del cantiniere e alcuni pannelli didattici.

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Ex Mulino Susta

Cultura e farina di mais. L’ex Mulino Susta è un insieme articolato di edifici in passato funzionalmente connessi, realizzati a partire dall’inizio del Seicento e in funzione fino al 1940. La ricostruzione dell’impianto ruota-macina, la farina di mais prodotta dal mulino e il suo marchio depositato rappresentano, per il futuro, la base per improntare un’attività molitoria tradizionale e tipica integrata alla valorizzazione turistica del territorio. L’edificio ospita diverse manifestazioni culturali e si trova lungo il torrente Ostola, in Frazione Molinengo.

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FAI Collezione Enrico

Paesaggi d’arte sulla Serra d’Ivrea. Nel borgo medievale di Magnano, sul crinale della grande morena glaciale dove si incontrano Biellese e Canavese, si gode uno spettacolare panorama della Valle Elvo e dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Villa Flecchia custodisce una preziosa collezione di oltre 60 dipinti realizzati tra Ottocento e Novecento. La natura e l’incanto della montagna, che si scorgono dalle grandi finestre, riecheggiano nei quadri di raffinati artisti - tra cui spiccano Fontanesi a Delleani - che raccontano l’evolversi in quegli anni della cultura figurativa italiana e piemontese.

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Fabbrica della Ruota

Un antico lanificio sulla “Strada della Lana”. La “Fabbrica della Ruota” (ex lanificio Zignone) fu edificata attorno al 1878. È uno dei più noti esempi di archeologia industriale in Italia, avendo conservato l’impianto multipiano ottocentesco di tipo manchesteriano e il sistema “teledinamico” di trasmissione dell’energia. Ospita il Centro di documentazione dell’industria tessile, costituito da circa 60 fondi archivistici e da una biblioteca specializzata. La Fabbrica è situata al centro della “Strada della Lana”, il percorso di archeologia industriale che collega Biella a Borgosesia.

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Lanificio Botto e villaggio operaio

Il futuro della lana. A Miagliano sorge uno dei più importanti complessi cotonieri italiani, voluto dalla famiglia Poma nel XIX secolo, cui seguì la realizzazione di un villaggio operaio. Nel 1958 avvenne la riconversione a lanificio, ad opera del gruppo Botto, attivo sino alle soglie del XXI secolo. Oggi il lanificio rinasce grazie al consorzio Biella The Wool Company, che mette in comunicazione gli allevatori e la filiera tessile, e all’associazione Amici della Lana, che promuove la riqualificazione culturale della fabbrica con gli strumenti della didattica, delle arti e dello spettacolo.

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MeBo Menabrea Botalla Museum

Come nascono birra e formaggio. Uno spazio espositivo nato dalla collaborazione di due aziende di lunga tradizione. Casa Menabrea - Museo della Birra racconta il processo di produzione della birra e ripercorre gli oltre 170 anni di storia del birrificio attivo più antico d’Italia: una testimonianza di vitale attualità, simbolo della storia e della passione che le famiglie Menabrea e Thedy hanno coltivato ininterrottamente dal 1846. Accanto, Casa Botalla - Museo del Formaggio racconta la storia di un’azienda casearia che dal dopoguerra a oggi ha costruito un altrettanto forte radicamento al territorio; è un’immersione nella tradizione casearia delle Alpi biellesi, per comprendere come si è evoluta e innovata fino a oggi.

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Museo degli Acquasantini

La sacralità dell’acqua. L’oratorio di San Rocco, di origini seicentesche, sito nella frazione Livera, ospita il “MUSA - Museo degli acquasantini e della sacralità dell’acqua” realizzato grazie alla sinergia attivata tra il DocBi - Centro Studi Biellesi, l’Amministrazione comunale e le associazioni di Pettinengo. Vi sono esposti circa 500 degli oltre 840 benedetin che fanno parte della collezione raccolta da Sergio Trivero (1933-2011) e poi donata al DocBi. L’allestimento raggruppa gli acquasantini suddivisi per materia o per tipologia, raccontando ove possibile alcune storie degli oggetti esposti: una preziosa espressione della devozione popolare.

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Museo del Bramaterra

Un vino particolare. Il Museo conserva una nutrita documentazione storica sulla viticoltura locale, d’interesse anche didattico. In mostra sono gli antichi strumenti: il torchio, lo sgranatoio a mano, tini, gerle per la raccolta dell’uva e altri curiosi attrezzi d’epoca. Dalle uve Nebbiolo, Croatina, Bonarda e Vespolina, in percentuali ben definite, si produce un raro vino: il Bramaterra. Le uve provengono solo dai ristretti vigneti di sette paesi: Roasio, Lozzolo, Sostegno, Villa del Bosco, Masserano, Curino e Brusnengo. Il Museo si trova in Frazione Casa del Bosco.

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Museo del Territorio Biellese

Il Rinascimento a Biella. Il complesso di San Sebastiano, in stile lombardo bramantesco, fu voluto da Sebastiano Ferrero, figura chiave del Rinascimento biellese che lega questo luogo a Palazzo La Marmora, al Ricetto di Candelo e al Palazzo dei Principi di Masserano. Oltre al chiostro e alla basilica, ricca di affreschi e opere d’arte, i visitatori potranno approfondire la conoscenza del territorio biellese attraverso un viaggio nel tempo che intreccia le testimonianze custodite dalla sezione archeologica (fino al Medioevo) con quelle della sezione storico-artistica (dal Rinascimento al Novecento).

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